Tasse 2.0, esattori alla riscossa!

C’era da aspettarselo, in fondo ci hanno messo molto tempo ad inventarsi quest’utilizzo dei social network… ma andiamo con ordine e riferiamoci, per esempio, a Facebook che in Italia continua a spopolare.

Qual’è lo stato attuale di Facebook? Milioni di account, con milioni di dati personali a disposizione di tutti, fotografie accessibili non solo dagli amici, notizie spesso assai precise su viaggi, spostamenti, acquisti importanti. Insomma, un ritratto molto interessante della società italiana “connected”, che è anche presumibilmente quella maggiormente abbiente.

Ora, chi può essere interessato a tutto questo patrimonio di informazioni e dati? Certamente gli amici ed i conoscenti, certamente i tanti curiosi che – avendo tempo da perdere – si divertono a sbirciare nella vita altrui, ma anche altre categorie di “utenti”… Ed è di questi giorni la notizia che ufficializza in Belgio l’ingresso degli esattori sui social network, alla ricerca di auto di lusso, di panfili e di attici imprudentemente esibiti da imprenditori che magari dichiarano meno dei propri dipendenti, o di improbabili nullatenenti che si mostrano per quel che in realtà sono.

In linea di massima l’idea è corretta, visto che pochissimi utenti sono a conoscenza di quanto poco riservati siano le informazioni personali presenti in rete, e di come sia facile ricostruire vita ed abitudini anche di persone sconosciute. Resta da vedere quanto nella realtà sia poi praticabile scandagliare in maniera sistematica i social network come Facebook ed incrociare i dati emersi con le dichiarazioni dei redditi alla ricerca di importanti discrasie.

Il problema, soprattutto qui in Italia, è che appare impraticabile la raccolta “automatica” di dati utili a questo scopo, per cui si dovrebbe ipotizzare la presenza di nutrite squadre di investigatori virtuali, per di più bene istruiti all’uopo; probabilmente alla fine verrà fuori solo qualche caso estremo, come quello di qualche “barbone 2.0″ proprietario di elicotteri e jet privati.

Ma la notizia dovrebbe comunque fare riflettere sulla facilità con cui milioni di utenti si fidano degli “amici” incintrati nei social network, e sono generalmente propensi a condividere con loro – in realtà con tutti gli utenti – informazioni che di certo non confiderebbero al vicino di casa!

2 commenti.

  1. L’analisi è precisa e condivisibile, ma dimentica una variabile importante….a voglia di apparire tipica della civiltà delle immagini… io direi che si ostentano, attraverso la condivisione, delle informazioni, lo status…. tutto chiaramente da verificare….

  2. Giustissimo, ed è proprio su questo bisogno di apparire che fondano parte della loro fortuna queste applicazioni di tipo “sociale”. Nulla di male, per carità, semplicemente uno specchio – non molto deformante – di una bella fetta della società.

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