Chi sposa Wikipedia?

E’ del 4 settembre l’articolo “Ho sposato Wikipedia?“, apparso su L’Espresso a firma di Umberto Eco, riguardante il suo personale rapporto con Wikipedia.

Ed è indubbiamente interessante, considerando l’importanza dell’autore e la vastità della problematica da esso sollevata: il rapporto tra diffusione della conoscenza e strumenti utilizzati per la sua raccolta. Rapporto che non soltanto va a toccare innumerevoli attività e campi, come l’istruzione e la cultura ma anche – forse soprattutto – il valore da attribuire ad essi.

Nell’articolo, Umberto Eco scrive testualmente:

“Quanto ci si deve fidare di Wikipedia, allora? Dico subito che io mi fido perché la uso con la tecnica dello studioso di professione: consulto su un certo argomento Wikipedia e poi vado a confrontare con altre due o tre siti: se la notizia ricorre tre volte ci sono buone probabilità che sia vera (ma bisogna fare attenzione che i siti che consulto non siano parassiti di Wikipedia, e ne ripetano l’errore).”

Quindi, di fatto, Eco – ben conoscendo il meccanismo collaborativo ed i rischi che esso prevede per default – non si fida di Wikipedia, se non quando si accorge che ALTRE fonti – non collegabili ad essa – riportino le stesse informazioni! E questo è tanto vero che egli stesso, nel prosieguo del suo articolo, rispolvera una sua vecchia idea, riconoscendone al tempo stesso l’impraticabilità:

“… da gran tempo io avevo consigliato, anche a gruppi di giovani, di costituire un centro di monitoraggio di Internet, con un comitato formato da esperti sicuri, materia per materia, in modo che i vari siti fossero recensiti (o in linea, o con una pubblicazione a stampa) e giudicati quanto ad attendibilità e completezza… … Ecco un bel problema che, per ora, è ancora senza soluzione.”

Monitorare internet alla ricerca di errori ed imprecisioni più o meno volontarii? Ma se neanche Wikipedia riesce a mantenersi scevra da errori e da incursioni di “pirati”, come si può pensare di recensire l’intero Web per correggerne gli errori?

La realtà è che il meccanismo collaborativo che regola il funzionamento dello strumento Wiki mal si presta alla raccolta ed alla diffusione della conoscenza enciclopedica, e quel che più preoccupa è la leggerezza con cui si tende a sminuire i seguenti aspetti, secondo me di fondamentale importanza:

  • La responsabilità di chi firma un articolo, di chi scrive un trattato o anche di chi crea un’opera d’arte. E’ questa responsabilità a dare storia e credibilità a quanto viene firmato, e tendenzialmente i processi collaborativi – tanto cari al Web 2.0  tendono a mettere la responsabilità individuale in secondo piano, a vantaggio del presunto primato della cosiddetta intelligenza collettiva, che però su Wikipedia fallisce il bersaglio.
  • La fluttuazione dalla verità. Se si consulta Wikipedia su un determinato argomento – magari oggetto di accesa discussione tra vari utenti – ci si imbatte in un continuo mutamento del contenuto. Ma se una definizione cambia costantemente – senza regole o tempistiche predefinite – come e quando la si può considerare affidabile?
  • La percezione degli utenti meno accorti (purtroppo è la maggioranza), che credono di avere a che fare semplicemente con un’enciclopedia dalla fruizione gratuita, ed ignorano i rischi e le ambiguità che portano persino il prof. Eco a cercare conferme altrove, ed in questo mi pare evidente che l’interfaccia del Wiki non sia di grande aiuto.

La soluzione? Se soluzione esiste, questa non può che passare attraverso un’impervia, se non proibitiva opera di divulgazione che deve necessariamente porre le proprie radici nelle scuole di ogni ordine e grado! Gli insegnanti prima, gli alunni poi… da chi assegna ricerche sul Web a chi crede di risolvere il problema copiando ed incollando le definizioni trovate su Wikipedia… tutti dovrebbero poter toccare con mano il meccanismo collaborativo, e conoscerne i grandi vantaggi ma anche gli innegabili rischi.

Allora chi sposa Wikipedia? Tutti, ma ben ricordando che la principale causa dei divorzi è proprio il matrimonio!

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