La scuola e il Web collaborativo

Giovedì scorso, 11 febbraio 2010, ho partecipato al convegno “Informazione sul web. Quali regole per un nuovo luogo“, che mi ha impressionato favorevolmente per l’egregia organizzazione e per l’interesse di molti interventi. Una bella giornata di studio in una splendida cornice, il palazzo dei congressi di Orvieto!

Nel mio intervento “Utenti ed autori, gioie e dolori” mi sono soffermato sul rapporto autore-utente che viene ridisegnato con l’avvento del Web partecipativo e di tutte le applicazioni che ad esso fanno capo, da Flickr a Wikipedia, e mi sono riproposto di lanciare anche qualche provocazione, approfittando della presenta di un uditorio assai variegato e stimolante, costituito per una buona parte da alunni e docenti degli istituti superiori di Orvieto.

Quel che all fine mi ha davvero impressionato è la distanza tra Web applications ed utenti, nel senso che la percezione del cosiddetto Web 2.0 da parte della maggioranza dei fuitori è molto lontana dalle intenzioni dei progettisti ed ancor più dalle reali potenzialità di tali strumenti.

Lo avevo già intuito ed anche scritto più volte, ma ho avuto la conferma di quanto pensavo visto che la maggior parte degli studenti presenti al convegno di Orvieto semplicemente ignorava il funzionamento dello strumento Wiki, e di conseguenza ignorava la possibilità che Wikipedia concede a tutti gli utenti di intervenire in prima persona sui lemmi in essa presenti; quindi Wikipedia, per buona parte degli utenti, è solo un’enciclopedia dal contenuto sconfinato e dalla fruizione gratuita; ed è in quanto tale che viene utilizzata. Che poi essa possa rappresentare un interessantissimo laboratorio nel quale partecipare alla costruzione della “conoscenza 2.0″ e che al suo interno vi siano definizioni ed argomenti altamente controversi ed in contunia trasformazione, sui quali giorno per giorno si animano dibattiti e scontri, tutto questo non è percepito, e per moltissimi degli uditori è stata una vera scoperta (addirittura sconvolgente per una ragazza che mi ha posto una domanda in merito).

Per l’ennesima volta il problema è di carattere prettamente culturale, nel senso che non esiste alcun accorgimento tecnologico in grado di dare maggiore consapevolezza agli utenti e di far comprendere meglio che un Wiki non è e non potrà mai essere assimilabile ad un’enciclopedia online. Nel bene e nel male.

Allora, promuovere la conoscenza di queste differenze e la piena comprensione delle peculiarità di Wikipedia rispetto alle altre risorse enciclopediche gratuite (come la Britannica Online) presenti in rete, è un’opera di primaria importanza. I meccanismi e le dinamiche basilari di queste applicazioni sono profondamente diversi rispetto al “semplice” (ma forse più affidabile?) accumulo della conoscenza affidato a persone dalla provata esperienza in un certo campo, e devono essere divulgati soprattutto laddove i cosiddetti “nativi digitali” rischiano di mal percepire e quindi di mal utilizzare gli strumenti che il Web di oggi gli offre.

In questo senso la scuola è il vero crocevia, nel senso che ad essa ed ai suoi operatori è affidato il compito di ripensare alcune metodologie didattiche ed anche la valenza di strumenti che un tempo erano davvero insostituibili come le ricerche che si assegnavano agli alunni per approfondire la conoscenza di specifici argomenti.

Una volta lo svolgimento di una ricerca scolastica era la somma logica di diverse attività: reperimento e scelta delle fonti, ricerca degli argomenti, elaborazione di una sintesi e successiva composizione di un documento. Ciascuna di queste attività aveva una precisa valenza didattica e culturale. Oggi è tutto troppo facile… basta digitare quel che si sta cercando su Google, scegliere uno dei primissimi suoi risultati che probabilmente ci portano direttamente sulle pagine di Wikipedia, fare un bel copia e incolla su Word, impaginare, stampare… ed il gioco è fatto.

Una volta portare a termine una ricerca richiedeva tempo ma garantiva un reale approfondimento dell’argomento prescelto, ma anche e soprattutto l’acquisizione di strumenti culturali: saper cercare, saper selezionare le fonti, saper analizzare e riassumere… ed oggi? Niente di tutto questo, le ricerche si concludono il più delle volte in pochi minuti senza che alcuna capacità critica sia stata mai “accesa” ed esercitata.

Ora forse è più chiaro quale dovrebbe essere il compito della scuola e dei docenti di oggi: insegnare a ragionare e ad analizzare, insegnare a rifiutare l’adozione passiva di modelli precotti, trasmettere e far scoprire la soddisfazione che si prova a mettersi in gioco e a migliorarsi, anche utilizzando le moderne tecnologie informatiche; alla quantità ed all’aspetto puramente nozionistico ci può pensare tranquillamente il Web con tutte le sue infinite risorse, che può quindi diventare uno strumento eccezionale ed insostituibile, in quanto foriero di libertà mai così facilmente esercitabili in precedenza, ma che rischia anche di appiattire,  banalizzare e semplificare eccessivamente ogni processo educativo e formativo, se non adeguatamente supportato da “sale in zucca”.

Meditiamo gente, meditiamo!

2 commenti.

  1. Interessante, ma come pensi che i professori di oggi possano insegnare ai loro alunni come usare il Web? Probabilmente è molto più facile il contrario!!!

  2. Il problema non è tecnico, nel qual caso avresti completamente ragione, un quindicenne sa usare il PC ed internet mediamente molto meglio dei suoi insegnanti; la questione è culturale ed è strettamente connessa all’uso di uno strumento potentissimo da parte di ragazzi e ragazze che non hanno mai avuto a disposizione tanta libertà, di pensiero e di espressione. In questo senso solo persone culturalmente “mature” hanno la possibilità di indirizzare in maniera corretta l’entusiasmo delle nuove generazione, però è vero, esiste anche la problematice che suggerisci tu: come fai ad insegnare ad usare correttamente uno strumento che non conosci neanche da lontano?
    Ecco quindi la sfida, che è completamente a carico della scuola e degli insegnanti: aggiornarsi e mostrare lo stesso entusiasmo intellettuale che i loro alunni hanno nei confronti di un media nuovo e – per certi versi – spiazzante.

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