Ricordate quando a scuola ci veniva spiegato il significato della parola “democrazia“? Questa parola, che cerca di fondere i concetti di potere e di popolo, e che rappresenta un cardine di alcuni modelli sociali, culturali e politici, è oramai considerata dalla maggioranza delle persone un sinonimo di libertà dall’oppressione del potere assoluto, ed una garanzia dell’esercizio dei più elementari diritti di ciascuno di noi.
Ma in molte situazioni, concetti importanti ma anche complessi come quelli di libertà, potere, popolo tendono ad essere sviliti dei loro più pregnanti significati, ed accostati in maniera superficiale ed affrettata. Questo accade, per esempio, ogniqualvolta si propongono equazioni del tipo Web = libertà, oppure Web = democrazia, ed è su quest’ultima falsa uguaglianza che ora mi trovo a riflettere.
Già in qualche post precedente avevo ragionato sul rapporto tra internet e la libertà, evidenziando come le nuove possibilità che ci offre il Web – quello collaborativo in particolare – da una parte rappresentano un grande potenziale passo in avanti nell’esercizio delle nostre libertà, ma dall’altro necessitano di un periodo di transizione nel quale ogni utente deve in qualche modo acclimatarsi all’allargamento dei controlli e dei diritti, abituandosi ad essere libero senza però impedire che altri utenti siano liberi. Le problematiche legate al controverso rapporto tra condivisione di dati, foto, video e il sacrosanto diritto alla privacy rientrano a pieno titolo in quell’argomento.
Che dire però del rapporto tra Web e democrazia? Davvero il Web è l’implementazione informatica dell’idea di democrazia? Davvero sul Web si realizzano e si concretizzano gli ideali democratici ai quali – per esempio – si ispira la nostra Costituzione? Insomma, Web e democrazia vanno d’accordo o in qualche modo cozzano tra di loro?
Io credo che ci si debba chiarire le idee partendo da quel che separa nettamente il Web dalla democrazia, e ricordando per esempio che la democrazia si concretizza sempre e comunque attraverso l’applicazione di regole e norme che servono (o dovrebbero servire) a tutelare tutti gli appartenenti alla comunità. Ora, quali sono le “regole che regolano” il Web, sempre ammesso che ve ne sia qualcuna?
Già, il problema è proprio quello delle regole, che sul Web sono particolarmente difficili da pensare, implementare e far funzionare.
E’ difficile pensare anche ad un’idea embrionale di legislazione o di normativa che possa essere applicata a tutti gli individui che – diversi per cultura, religione, lingua e nazionalità – si ritrovano ad utilizzare da protagonisti lo stesso media. E’ difficile poi pensare ad una sua pratica realizzazione, che dovrebbe vedersela h24 con delinquenti, terroristi, hacker e buontemponi di tutto il globo.
Insomma, il Web non è democratico! Piuttosto il Web è libero, ed è proprio la sua intrinseca ed esplosiva libertà, poco propensa a conformarsi a regole e a comportamentali, ad impedire ogni avvicinamento tra democrazia e Web, se non a livello locale.
Allora ha proprio ragione il presidente Obama quando mette in guardia dal “continuo bombardamento di ogni tipo di contenuti sul Web, alcuni dei quali non raggiungono il livello della verità“. Già, perchè lo stesso Obama che ha utilizzato sapientemente il Web in occasione della campagna presidenziale dello scorso anno, si è accorto che nella realtà anche in rete sono possibili manipolazioni e condizionamenti da parte del “dittatore” di turno, anche in rete è possibile spacciare per vero quello che invece è solo verosimile, e soprattutto si è accorto che in rete è molto facile confondere la libertà individuale con la democrazia.
Ma in molti se ne erano già accorti da tempo!








