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	<title>Web 2.0: Tanto rumore per nulla? &#187; condanna</title>
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	<description>Il blog del mio libro dedicato al Web 2.0</description>
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		<title>Banalità necessarie!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Castaldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[condanna]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordate la strana storia di Google che gridava allo scandalo per essere stata condannata per violazione della privacy (24 febbraio 2010)? Ricordate il polverone mediatico-politico che si riuscì a sollevare? E ricordate anche quanti blogger, pseudo-intellettuali e tuttologi si scagliarono nel nome della libertà contro la decisione di un &#8220;piccolo ed insignificante&#8221; giudice italiano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate la strana storia di Google che gridava allo scandalo per essere stata condannata per violazione della privacy (24 febbraio 2010)? Ricordate il polverone mediatico-politico che si riuscì a sollevare? E ricordate anche quanti blogger, pseudo-intellettuali e tuttologi si scagliarono nel nome della libertà contro la decisione di un &#8220;piccolo ed insignificante&#8221; giudice italiano che si permetteva addirittura di dare al Signor Google lezioni su come ci si comporta in rete?</p>
<p><span id="more-367"></span>Già ne avevo parlato in un <a href="http://tantorumorepernulla.it/2010/02/google-censurato-forse-no/">altro mio post</a>, nel quale rivendicavo il diritto di ciascuno di noi di decidere se e quando pubblicare sul Web materiale che in qualche maniera ci riguarda. Insomma, ero e resto convinto che il valore della persona, e quindi dei dati personali di ciascuno di noi, venga prima &#8211; molto prima &#8211; dei diritti delle varie comunità virtuali e dei vari social network, i quali fondano la loro popolarità proprio sulla condivisione di dati, foto e video.</p>
<p>Beh, ieri l&#8217;altro sono state pubblicate le motivazioni (oltre 100 pagine) di tale sentenza, e ci si accorge che il documento contiene una lunga serie di &#8220;<strong>banalità necessarie</strong>&#8220;.</p>
<p>Perchè le chiamo <strong>banalità</strong>?</p>
<p>Perchè molti utenti ed anche addetti ai lavori credono che navigare sul Web sia come teletrasportarsi in un universo completamente estraneo al nostro mondo, alla nostra società, alle nostre regole. Ma non è così, sul Web ci siamo noi, e lì portiamo le nostre individualità, i nostri desideri, i nostri bisogni, anche le nostre frustrazioni&#8230; senza contare che la libertà non è l&#8217;assenza di qualsivoglia regola, così come regola non è sinonimo di oppressione, non lo è nel mondo reale e non lo è sul Web. Quando il giudice nelle sue motivazioni afferma che &#8220;<em>esistono leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi;  obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una  penale responsabilità</em>&#8221; esprime un concetto <strong>banale </strong>se riferito al  &#8220;mondo reale&#8221;; ed altrettanto dovrebbe essere in quello virtuale, &#8220;<em>internet non è una prateria sconfinata</em>&#8220;, nel quale proprio l&#8217;esistenza di regole, magari molto lasche ma condivise, dovrebbe essere la massima garanzia dell&#8217;esercizio della libertà di ciascuno.</p>
<p>Perchè le chiamo <strong>necessarie</strong>?</p>
<p>Perchè, evidentemente, il popolo del Web non le ha ancora digerite e fatte proprie, il livello di alfabetizzazione relativo all&#8217;uso consapevole del Web e degli strumenti di libertà che esso offre è ancora molto basso, e perchè serve una continua opera di convincimento e di divulgazione delle più elementari norme di &#8220;<strong>educazione civica virtuale</strong>&#8220;, legate molto più al buon senso comune che ai codici normativi&#8230; i quali comunque &#8211; è bene ribadirlo &#8211; già contengono molte leggi applicabili direttamente a quel che accade in rete, come la legge sulla privacy che il giudice in questione ha &#8211; giustamente &#8211; applicato contro Google.</p>
<p>Buon senso &#8211; Google: 1-0!</p>
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		<title>Google censurato? Forse no.</title>
		<link>http://tantorumorepernulla.it/2010/02/google-censurato-forse-no/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 18:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Castaldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Utenti]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
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		<description><![CDATA[La sentenza di un giudice italiano contro Google, e la conseguente condanna di tre suoi dirigenti per l&#8217;oramai stranota vicenda del video contenente violenze su un ragazzo ha fatto il giro del mondo, ed in molti l&#8217;hanno definita come il primo storico passo verso la censura del Web. Si è mossa la politica e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201002articoli/52571girata.asp">sentenza di un giudice italiano contro Google</a>, e la conseguente condanna di tre suoi dirigenti per l&#8217;oramai stranota vicenda del video contenente violenze su un ragazzo ha fatto il giro del mondo, ed in molti l&#8217;hanno definita come il primo storico passo verso la censura del Web.</p>
<p>Si è mossa la politica e la diplomazia internazionale, i blogger si sono scatenati, i giornalisti non si sono lasciati sfuggire la notizia che è subito apparsa assai ghiotta, soprattutto in questo periodo in cui in tanti si scagliano contro le libertà del Web. Anche io, inizialmente, ho avuto un sussulto: ma come è possibile &#8211; ho pensato &#8211; che Google venga condannata per la presenza di un video dai contenuti violenti, come può essere ritenuta direttamente responsabile di quanto caricato dai suoi utenti? E&#8217; come se &#8211; ho anche pensato &#8211; un gestore telefonico venisse ritenuto responsabile per l&#8217;uso criminoso che tanti malfattori fanno del telefono cellulare!</p>
<p>Però, forse, in questo caso <strong>non tutto è come sembra</strong>!</p>
<p><span id="more-340"></span>Innanzitutto, la cosa che mi ha fatto riflettere è <strong>la fonte </strong>delle notizie: da una parte c&#8217;è Google, dall&#8217;altra il giudice, e quest&#8217;ultimo non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza, per cui non conosciamo il dettaglio delle ragioni che l&#8217;hanno spinto a condannare Google. Quindi &#8211; per adesso &#8211; a parlare (e a far parlare) c&#8217;è soltanto Google, cioè la parte direttamente in causa.</p>
<p>Cosa poteva dire Google? Che il giudice ha fatto bene? No, certamente no! E non lo ha fatto.</p>
<p>Quel che è certo è che il video era l&#8217;evidente testimonianza di un  reato violento. Stiamo parlando &#8211; non dimentichiamolo &#8211; di un  disabile molestato e pestato da un branco di imbecilli, che sono già stati giustamente condannati! In discussione c&#8217;era anche la responsabilità sul contenuto del video, ma i dirigenti di Google sono stati condannati per violazione  della privacy e assolti per il reato di diffamazione. Quindi <strong>non sono stati considerati in nessun modo co-responsabili del contenuto</strong>.</p>
<p>Probabilmente ha pesato il fatto che il video era rimasto online per diverse settimane, nonostante le richieste di rimozione che erano pervenute da tanti singoli utenti disgustati ed anche da diverse associazioni per la tutela dei disabili; in questo periodo aveva &#8220;beneficiato&#8221; di molte visualizzazioni, il che si è tradotto in un vantaggio economico per Google. Non appena però si sono mosse le autorità, e non appena a Google è arrivata la richiesta di rimozione da parte della polizia italiana, ecco che il video è scomparso.</p>
<p>Forse la condanna è legata anche al ritardo con cui il &#8220;signor Google&#8221; ha rimosso il video. Forse se non avesse atteso l&#8217;intervento della polizia, ma si fosse attivato immediatamente rinunciando ad un po&#8217; di profitto, le cose sarebbero andate diversamente. Solo quando potremo leggere le motivazioni della sentenza ne sapremo di più.</p>
<p>Intanto tutti si stanno affannando a difendere a spada tratta la libertà del Web e dei suoi utenti, senza farsi troppe domande e lasciandosi trasportare con troppa faciloneria dall&#8217;onda e dal pensiero dominante. E&#8217; vero che dalle nostre parti si stanno moltiplicando i tentativi di &#8220;governare&#8221; la rete ed il suo popoli, ma forse stavolta si rischia di prendere tutti un grande abbaglio, forse stavolta non è in pericolo la libertà ed il suo legittimo esercizio.</p>
<p>In questo caso credo proprio che dovremmo mostrare tutti un po&#8217; di lucidità in più quantomeno nella <strong>valutazione delle fonti</strong>; molti giornalisti &#8211; in Italia come negli USA &#8211; hanno commesso una leggerezza riportando come attendibili le dichiarazioni a senso unico del condannato, ed evitando accuratamente di considerare l&#8217;eventualità che il giudice possa avere avuto delle ragioni nel prendere una decisione così impopolare.</p>
<p>Tutto ciò non rende un buon servigio al Web, <strong>gridare sempre &#8220;al lupo, al lupo&#8221; genera equivoci e falsi miti</strong> e semina ignoranza; ed è proprio l&#8217;esistenza e la persistenza di tanta ignoranza riguardo al &#8220;media Web&#8221; a far nascere le paure su di esso e a minare profondamente le libertà degli individui che lo popolano e gli danno vita.</p>
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